La corretta promozione sportiva, una felice “prima infanzia” di ogni tennista.

di Davide Guarino

Agganciandomi al prezioso saggio del maestro Donato Campagnoli sul mini-tennis e equiparando metaforicamente la promozione sportiva , che a mio avviso precede il mini-tennis fase di avviamento, alla prima infanzia di ogni tennista, vorrei approfondire un argomento apparentemente scontato: lo spazio didattico della promozione dello sport del tennis.

I sodalizi sportivi più diffusi in Italia si configurano come associazioni sportive dilettantistiche. Oltre al consiglio direttivo e l’assemblea dei soci, organi a cui compete la gestione della realtà associativa, è prevista la figura del direttore tecnico, affidata ad insegnanti di tennis che oltre alla direzione dell’attività didattica per soci e tesserati (requisito vitale per le realtà riconosciute dal Coni) portano avanti una mission delicata ed importante come la diffusione dello sport del tennis nella società moderna. Il successo di ogni ‘’circolo’’ dipende dal loro prezioso operato.

E come si può diffondere il tennis in una strada, all’interno di un centro commerciale o in una piccola piazza? La risposta è semplice: con il “campo red”, che misura solo 5 metri per 10,97, ovvero con l’unica superficie capace di rendere da subito il tennis alla portata di tutti. Fin qui pochi saranno in disaccordo. Tuttavia spesso si inciampa nell’errore di utilizzare solo parzialmente i benefici legati a questa area didattica proponendo attrezzi ordinari e palle standard.  È proprio così che si mette un esordiente in difficoltà, non consentendogli di esprimersi al meglio e di innamorarsi del tennis. Sostituendo anche solo la palla “red” con la famosa “yellow” la cui velocità non è adatta al timing esecutivo caratteristico di un soggetto alle prime armi, nella maggior parte dei casi, si farà scaturire una sensazione di disagio. L’idea del “ma sì, dai, imparerà prima o poi’’ è risaputo che non funziona. E’ qui che un tecnico può anche dare sfogo alla sua fantasia proponendo un approccio ‘’accessibile’’. La prima impressione, come ricordano gli esperti, è quella più importante: un’emozione positiva da subito è la partenza più efficace.

Una volta fidelizzata la persona che si avvicina allo sport diventa a tutti gli effetti atleta. È vitale allora associare alla didattica, messa in evidenza dal maestro Campagnoli nel saggio citato, l’attività competitiva, altro requisito necessario per le associazioni sportive dilettantistiche. Per qualcuno è esagerato organizzare gare per atleti che giocano magari solo da un mese, ma è una convinzione espressa troppe volte e legata ad una concezione di tennis antiquata. Infatti, inserendo fin da subito il neofita nelle gare ufficiali, a livello avviamento e amatoriale, con modalità competitive adeguate, facendogli provare il fremito del confronto, l’entusiasmo di fare punto, il fervore agonistico, il piacere di mettersi alla prova e un pizzico di autostima lo si legherà affettivamente allo sport.

La bellezza di questo livello e le dimensioni dell’area di gioco offrono la possibilità di creare diversi campi dove gli atleti con regole semplificate possono giocare con formula all’italiana, tutti contro tutti e, perché no?, instaurando rapporti sportivi ed enfatizzandone il valore sociale.  Nelle fasi successive del percorso formativo, infatti, è sempre più difficile creare gruppi numerosi nella stessa ora (a nessuno piace stare troppo fermo). Ma è all’inizio che il sentirsi appartenere ad un’organizzazione, avvertire che il tennis in fondo non è uno sport così individuale, che si può socializzare e condividere darà all’atleta la carica giusta per andare avanti.

 

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