Come raggiungere i propri OBIETTIVI!!!

di Paolo Corti

È lunedì mattina, sono le 7,45 e mi sto dirigendo verso il campo da tennis coperto del circolo dove lavoro. Mi rendo subito conto che qualcuno è già dentro e sta colpendo le palline. Appena entrato, sento con voce squillante un caldo saluto: è Fausto. Ricambio il saluto, anche se ancora non mi sento così attivo…

Riesco appena a posare le mie cose che mi ritrovo Fausto al mio fianco che mi parla e mi dice: “Paolo, tra non molto inizierà il circuito Città di Roma, (è il calendario dei tornei riservato alla categoria over per la stagione 2020, oggi è il 16 dicembre del 2019) e alla fine del prossimo anno voglio qualificarmi tra i primi 8!”.

Fausto ha 75 anni (anche se ne dimostra come minimo dieci di meno) e il suo pensiero è di partecipare alla categoria over 70; lui gioca a tennis da molti anni, ma  solo lo scorso anno si è approcciato ai tornei: è stato subito amore.

La prima domanda che gli ho posto è stata: “Fausto, come fai a sapere ora, che entro la fine del prossimo anno ti potresti qualificare tra i primi 8 partecipanti?”.

Lui mi scruta con uno sguardo perso nel vuoto e mi accorgo che sta cercando una risposta che sembra non arrivare.

Per aiutarlo gli chiedo: “Conosci già il livello dei primi 8 tennisti di quest’ultima stagione?”.

Dopo una breve riflessione, lui mi risponde: “A dire il vero non so chi siano e che livello abbiano, però so che ci sono diverse terze categorie” (Fausto è attualmente classificato 4.3 e il suo livello di gioco è pari a un 4.1).

A questo punto faccio presente a Fausto che, se lui vuole raggiungere il risultato che si è prefissato, deve fare due cose: la prima è cercare di capire chi sono i primi 8 qualificati e come giocano. La seconda è di confrontare il loro livello di gioco con il suo.

Vi ho raccontato questo episodio per far presente che, quando programmiamo un qualunque obiettivo, per iniziare è necessario raccogliere tutte le informazioni possibili e capire se il nostro obiettivo potrà essere raggiungibile, reale e possibile. Solo in seguito si potrà decidere quali azioni compiere.

Chi ci può aiutare a capire e a stabilire i nostri obiettivi?

Ci sono diverse figure professionali sia nell’ambito lavorativo che in quello sportivo e sono il Coach e il Preparatore Mentale o Mental Coach, che utilizzano vari strumenti: ad esempio il “GROW”, lo “SMART” e l’EXACT ecc., strumenti che si usano appunto nel coaching per definire gli obiettivi di un Coachee (il fruitore del coaching), per il raggiungimento dello scopo prefissato, in una modalità efficace ed efficiente.

Il coaching fonda il suo modus operandi sull’uso della domanda, tramite la quale si induce il Coachee ad una riflessione interna e al raggiungimento di una nuova consapevolezza delle proprie risorse. Qualora queste risorse interiori non dovessero essere sufficienti al raggiungimento dell’obiettivo, il Coach guiderà il Coachee nell’acquisirne di nuove. Quando avviene questo passo, si dice che le mappe mentali si sono ampliate, portando un arricchimento alla parte cognitiva.

Per esempio, quando ho chiesto a Fausto come avrebbe fatto a sapere di potersi qualificare tra i primi 8 entro fine anno, lui non aveva ancora la risposta. Dopo che gli ho posto il secondo quesito, cioè capire chi fossero questi altri giocatori e quale fosse il loro livello di gioco, Fausto si è cimentato in un nuovo tipo di ragionamento basato su un paragone. Tutti noi ci proiettiamo in continui paragoni e sicuramente lo avrà fatto anche Fausto, solo che questa volta il livello di paragone richiestogli prevedeva un’analisi più approfondita. Inizialmente si è dovuto mentalmente paragonare con i suoi ipotetici 8 avversari, ma successivamente è stato portato a rivolgere il paragone verso se stesso. Questa azione di autoanalisi richiede tempo e prove su prove che, con la pratica, sviluppano una autoconsapevolezza delle proprie capacità sempre più reali e meno ipotetiche. L’autoconsapevolezza è fondamentale per la programmazione dei futuri e nuovi obiettivi. Quando la si raggiunge, anche la mappa mentale ha raggiunto una dimensione più ampia. Disponendo, quindi, di maggiori informazioni anche le sintesi saranno più approfondite accurate, rendendoci più intelligenti.

Questo tipo di dinamiche mentali si potrebbero innescare automaticamente in ogni momento, ma non sempre esse prendono la stessa direzione come nel caso del nostro amico Fausto, a meno che qualcuno o qualcosa non faccia scattare quello stimolo riflessivo necessario ad avviare il processo mentale. Il compito di un Coach è proprio questo.

Tramite l’uso della domanda, il Coachee viene spinto oltre i suoi limiti e spostato da una zona di comfort a una di stretch. Il tipo di domanda che viene posta può essere: aperta, chiusa, esplorativa, di feedback, di metamodello ecc.

Tramite il metamodello si esplora la struttura profonda del modello del mondo che ha un’altra persona, cioè la soggettiva rappresentazione cognitiva della realtà oggettiva. È questa personale interpretazione a renderci unici ed inimitabili. Il Coach tramite queste domande conduce così il Coachee in un viaggio conoscitivo del suo mondo interiore. Quando il Coachee giunge a questo livello di conoscenza interiore, si sono anche messe le basi per scegliere il proprio obiettivo.

Ma quali devono essere le caratteristiche di un obiettivo?

Perché un obiettivo sia raggiungibile questo deve essere ben formulato. Per esempio, si deve tener conto di dove si vuole arrivare e da dove si sta partendo. Accade un po’ come quando dobbiamo impostare sul nostro navigatore la località che vogliamo raggiungere: esso ci chiederà la nostra posizione attuale e poi dove vogliamo andare.

La scelta del nostro obiettivo deve avere delle caratteristiche di difficoltà: non troppo facili, perché le cose che ci impegnano poco ci annoiano e neanche troppo difficili, perché, se le percepiamo come troppo difficili o impossibili da raggiungere, di riflesso, non ci adopereremo nello sprecare inutilmente le nostre energie psicofisiche.

Qui di seguito ci sono alcune regole da seguire per una buona formazione degli obiettivi:

  • L’obiettivo deve essere formulato in positivo: l’inconscio non percepisce il negativo. Le nostre rappresentazioni interne non sanno rappresentare il negativo; (es: un’esortazione del tipo “non cadere!”, a livello di rappresentazione interna viene decodificata come “cadi”).
  • L’obiettivo deve essere formulato in modo da essere verificabile concretamente.
  • L’obiettivo deve essere acquisito e mantenuto dal soggetto. Il raggiungimento dell’obiettivo deve collocarsi esclusivamente fra le possibilità del soggetto e rispondere al principio di realtà.
  • L’obiettivo deve essere ecologico per il soggetto, cioè non deve nuocere alla sua salute e a quella di terzi, e inoltre non deve danneggiare l’ambiente.

Quindi, per raggiungere un obiettivo, bisogna: conoscere le coordinate di partenza e di arrivo, qual è il nostro potenziale e come ne possiamo acquistare altro; fare un’attenta valutazione di ciò che è realmente realizzabile; da ultimo, assumere l’impegno delle decisioni prese e agire.

A chi pensava che stabilire un obiettivo fosse una cosa semplice, dico subito di no!!

Stabilire un obiettivo ben formato può richiedere ore o, come spesso accade, anche giorni di lavoro.

Quindi, caro Fausto, se vuoi raggiungere il tuo obiettivo per la fine del prossimo anno, dobbiamo rimboccarci le maniche e iniziare a subito a lavorare!

Prova però ad immaginare come ti sentirai quando lo vedrai raggiunto…

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