Giocare a tennis allunga la vita

E’ quanto emerso dall’ultimo Congresso della STMS, Society for Tennis Medicine and Science. Nel suo intervento il dott. K. Weber ha reso noti dati che dovrebbero far alzare dal divano anche i più pigri… Per chi gioca a tennis con regolarità il rischio di morte (da tutte le cause) è ridotto del 50%, con una riduzione del 41% dei rischi coronaric. Inoltre, la capacità circolatoria è del 10% maggiore rispetto ai sedentari.

Giocare a tennis per 3-4 volte a settimana, mantenendo un ‘heart rate’, in parole povere uno sforzo cardiaco massimo, fra il 55 e il 90% per 20-60 minuti a sessione, promuove la salute del sistema cardiorespiratorio, metabolico e cognitivo, specialmente se accompagnato da allenamento extra (dal jogging all’allenamento di resistenza). In queste condizioni, si ha una spesa metabolica di 1500-2000 kcal nell’arco di una settimana: 600 kcal a partita, 8 kcal al minuto.

Basterebbero 15 minuti al giorno, o 92 settimanali, ad aumentare la prospettiva di vita di ben 3 anni! L’obiettivo è quello di rettangolarizzare la curva di vita ideale, facendo del motto ’30 enni per 30 anni’ una realtà.

E’ stato inoltre provato, sebbene possa apparire folle per via dello sforzo psico-fisico che ne consegue, che giocare a tennis è particolarmente indicato nei soggetti post-infartuati, ovviamente esclusi coloro che sono stati colpiti da un danno esteso e destruente anatomia e funzionalità cardiaca.

A confermarlo vari studi, fra cui il bel lavoro di Garcia et al del 2013, in grado di dimostrare gli effetti di un programma di riabilitazione cardiaco basato non più solo sull’utilizzo di tecniche tradizionali come il cicloergometro, ma sulla pratica del tennis. Previa un’attenta anamnesi e se necessario la terapia farmacologica/chirurgica, pazienti post-infartuati hanno giovato di un miglior profilo lipidico ed aerobico, che insieme alla perdita di massa grassa, alla diminuzione del rischio tromboembolico, alla normalizzazione dei valori pressori e all’aumentata sensibilità all’insulina, costituiscono il quadro migliore per abbassare il rischio di patologie cardiovascolari.

Tali miglioramenti sono comuni a tutti gli sportivi, ma sono particolarmente evidenti negli sportivi anziani.

Se il sistema cardiovascolare diviene meno efficiente con l’età, alcuni studi evidenziano come siano la componente periferica del sistema di trasporto d’ossigeno, più che quella centrale, a giocare un ruolo cruciale nel mantenimento del fitness aerobico, attenuando il declino cardiovascolare nei tennisti veterani e permettendo così di ‘rimanere giovani’.

Ecco dunque un semplice e valido consiglio, efficace anche dal punto di vista terapeutico, per chi vuole vivere in salute giocando a tennis anche in età avanzata:

iniziare preferibilmente col doppio, aumentare gradualmente la durata e l’intensità dello sforzo, rimanendo al di sotto dell’85% dell’HR max (il limite delle capacità funzionali del cuore, calcolabile in modo approssimativo per i non agonisti con la formula ‘HR max = 220 – anni di età’), incoraggiando il carattere ricreazionale del gioco rispetto a quello competitivo, non solo per gli ovvi effetti psicologici, tangibili sul piano sociale, ma anche per una miglior aderenza al programma riabilitativo …

Negli Stati Uniti non a caso è stato promosso dalla stessa USTA (la federazione tennis statunitense) un programma di riabilitazione ad hoc chiamato Cardio-Tennis ™.

 

Ma i benefici della pratica del tennis nei veterani non si limitano al solo quadro cardiovascolare. Importante, soprattutto nelle donne, spesso affette da osteoporosi, è l’aumento della densità ossea conseguente all’attività tennistica.

Sottovalutata nei pazienti più anziani è invece la sarcopenia, ossia la perdita di massa muscolare, stato che predispone a varie patologie e che determina un generale decadimento dell’organismo. Cruciali in tal senso sono le migliorie della microcircolazione, e di conseguenza dell’estrazione d’ossigeno, grazie alle quali il tessuto muscolare trae enorme beneficio dall’esercizio fisico.

I benefici del tennis, provati da vari studi di imaging, sono altresì evidenti a livello neurologico, stimolando la neurogenesi e aiutando la preservazione della memoria. Le diminuzioni dei tempi di reazione e dei tempi di recupero, grazie a riflessi migliorati e all’aumentata tolleranza alla produzione di acido lattico, implementano un quadro che costituisce un freno al naturale declino psicofisico dell’uomo.

A diminuire sono anche il rischio di cadute, le patologie osteoarticolari e persino il rischio oncologico, con abbattimento dei ricoveri e quindi dei costi sanitari. Il che, di questi tempi, non guasta.

Come è ormai chiaro dunque, il tennis è una delle discipline migliori anche per chi è in età avanzata ed in particolar modo la pratica del doppio, perché facilitato da minore sforzo cardiaco e da un ridotto consumo massimo d’ossigeno.

Per di più, vivere il proprio circolo crea benessere: oltre a far bene al corpo, il tennis inteso come partecipazione incoraggia le interazioni sociali, contrastando un fenomeno troppo spesso sottovalutato negli anziani, la solitudine.

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